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Doping: Giro di vite della Procura di Siracusa ad un traffico illecito di sostanze

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Deferiti 19 ragusani, 9 siracusani, 5 catanesi, 1 reggino

 

Un giro di doping è stato scoperto nell'operazione "Finti atleti" della Polizia di Stato a Ragusa: 34 gli indagati tra Ragusa, Siracusa e Catania.

Sequestrati farmaci dopanti e sottoposti ai controlli del Coni numerosi atleti dilettanti del ciclismo e della podistica. Centinaia le intercettazioni telefoniche, perquisite le auto dei corridori, le loro abitazioni e i luoghi di lavoro. Trovati farmaci dopanti utilizzati solitamente per malati oncologici. A giorni si attendono i risultati dei controlli antidoping. Tra le persone coinvolte ci sarebbero anche un infermiere e i presidenti di alcune società sportive. Le indagini sono state avviate dopo la denuncia di un ciclista.

Considerata la specificità della rivelazione fatta da un atleta, rimasto poi anonimo, la Procura delegava la Squadra Mobile di Ragusa per indagare ed appurare la veridicità della lettera. Gli investigatori attivavano le proprie fonti ed iniziavano un’attività d’indagine delicata, anche in considerazione della loro attenzione, sia nel procacciare le sostanze dopanti che nell’assumerle, stante il fatto che spesso la famiglia era all’oscuro di tutto. Raccolte le informazioni, la Squadra Mobile di Ragusa effettuava diverse perquisizioni che davano esito positivo e permettevano di sequestrare (anno 2013 e 2014) centinaia di confezioni di sostanze dopanti e medicinali utilizzati impropriamente per ottenere prestazioni fisiche migliori.

Dopo i sequestri, tutti riconducibili agli indagati che ne facevano uso per gare dilettantistiche e per le uscite della domenica con gli amici, la Procura della Repubblica autorizzava la Squadra Mobile ad effettuare le intercettazioni telefoniche su numerosi soggetti. Dal contenuto delle intercettazioni era chiaro che gli indagati facessero uso di sostanze dopanti il più delle volte per vantarsi tra amici, senza neanche competere da dilettanti.

Le motivazioni, proprio perché banali, hanno reso ancora più complessa l’indagine, questo perché non era possibile il più delle volte provare che i soggetti avessero assunto le sostanze dopanti effettuando dei controlli antidoping. Questa attività sportiva “della domenica”, ha permesso comunque di constatare come gli indagati, utilizzando un linguaggio criptico si rifornissero da altri pseudo atleti dilettanti che ne facevano uso o ancora da negozianti specializzati in vendita di biciclette che procuravano anche sostanze vietate.

Gli sport interessati erano in particolar modo il ciclismo in primis e poi la podistica ed il body building. Tra i fornitori anche un infermiere di Ragusa che si occupava di procacciare medicinali senza ricetta ed in molte occasioni allestiva un ambulatorio per permettere agli “amici” di fare delle flebo con diverse sostanze e raggiungere i miglioramenti ambiti a discapito della salute e dei più elementari valori sportivi.

Le intercettazioni hanno permesso di appurare che quasi tutti i soggetti dopati non riferivano alle famiglie di fare uso di sostanze vietate dalla legge, addirittura uno degli indagati (elemento emerso dalle intercettazioni) si preoccupava della moglie in quanto era stato colto in flagranza dalla loro bambina. La preoccupazione era che la bambina lo avesse visto e che raccontasse il tutto alla madre nonché moglie, di certo l’uomo non si preoccupava dell’esempio dato alla piccola.

Diversi mesi di intercettazioni hanno permesso di individuare chi facesse uso di sostanze dopanti per partecipare alle competizioni sportive riconosciute dal Coni che, per mezzo della Procura Antidoping, aveva disposto dei controlli già un anno fa. L’esito ha permesso di squalificare per più anni alcuni atleti e a vita un “allenatore” che somministrava di tutto. Poi sono stati individuati chi procurava le sostanze, chi le vendeva per poi darle agli altri correi e chi le custodiva prima delle gare.

Sempre le intercettazioni hanno permesso di appurare che i soggetti indagati avessero una gran paura di venire colti in flagranza ed il loro linguaggio cambiava a seconda degli interlocutori. E così il meccanico parlava di autoricambi, il falegname di parquet, l’idraulico di tubi, il tabaccaio di sigarette, ma hanno commesso troppi errori per non farsi scoprire dalla Polizia di Stato.

Le indagini hanno poi permesso di estendere l’attività investigativa a soggetti di altre province con riscontri effettuati mediante perquisizioni ed ingenti sequestri di sostanze dopanti, da parte della Squadra Mobile di Catania e Siracusa.

Le squalifiche inflitte dalla Procura Antidoping hanno costretto alcuni atleti a rimanere a margine delle competizioni ma ciononostante non li hanno allontanati dal “giro”. Alcuni addirittura sono sospettati di aver preso parte a competizioni sportive con tesserini di atleti “puliti” al fine di vincere alcune gare al nord Italia. Nonostante le squalifiche del Coni alcuni atleti appena scontata la pena inflitta riprendevano subito a doparsi e ad acquistare le sostanze nocive.

Tra i soggetti indagati vi sono anche i presidenti di alcune squadre di dilettanti che in occasione delle gare fornivano supporto logistico consentendo che i luoghi di lavoro divenissero teatro operativo delle cessioni dei medicinali vietati. La Squadra Mobile dopo aver raccolto elementi di prova schiaccianti a carico degli odierni indagati ha deferito alla Procura della Repubblica che ha disposto la denuncia in stato di libertà a carico di 19 ragusani, 9 siracusani, 5 catanesi, 1 reggino

la redazione - SportdelGolfo.com

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